FILM: Una poderosa meditazione in immagini, costruita sull'idea che l'umanità sia pervasa da un'essenza, o "motivo" comune. Girato, non senza difficoltà, in 24 nazioni (per un totale di ben 152 location, di cui vengono mostrati paesaggi, abitanti, rovine e meraviglie architettoniche) trae le fila dal miracolo della natura, per poi concentrarsi sulle tensioni "ancestrali" dell'uomo: arte, religione e spiritualità, ma anche guerra, industrializzazione e sconvolgimento dell'ecosistema. La "trama" è assente, come lo sono i dialoghi (sostituiti da effetti dal vivo e musiche) ma i temi di fondo sono chiari, ed allo stesso tempo svuotati, grazie alla "pudicità" delle immagini, di qualsiasi giudizio morale o politico. Fra i tanti risaltano, all'inizio, la celebrazione dell'umanità e la ricorrenza dei costumi (da quelli iniziatici a quelli funebri), mentre nella seconda parte emergono riflessioni sulla decadenza e l'alienazione. Come prevedibile, Il tono è "benevolo" (non a caso, Baraka significa "benedizione") ed è sostenuto da un finale in cui l'uomo riconquista l'armonia, e tende a un metafisico ben suggerito dai fenomeni astronomici (le varie eclissi) e dal rispetto per la morte. Due le tecniche più usate nel film del regista Ron Frecke (autore di Chronos e direttore della fotografia di Koyaanisqatsi): time lapse e montaggio "affine". Il time lapse, cioè una ripresa iperaccelerata, rimanda alla frenesia dei tempi moderni ed esalta fenomeni all'apparenza ovvi, sia naturali che "sociali" . Il montaggio "affine", invece, accomuna le civiltà ai quattro capi del globo: ad esempio nella vita quotidiana, nella danza o nel lavoro, quindi nell'infliggere il male e, in ultimo, nell'autoinfliggerselo. Difficile indicare una scena che sintetizzi la potenza "delicata" delle immagini, anche se un valido esempio "in negativo" (per il picco emozionale) è rappresentato da quella ambientata nei campi di prigionia: quest'ultima, infatti, è sconvolgente nel suo potere evocativo ma non troppo esplicita. In più, segna il culmine (e in un certo senso la svolta) d'una "sceneggiatura" che contrappone spazi sempre più opprimenti a liberatori scorci naturali. La regia (straordinaria) è protesa verso un infinito "incombente", ed in equilibrio fra senso di meraviglia e di pietà (soprattutto quando "investe" baraccopoli o varie categorie d'emarginati). La fotografia, da par suo, è così "solenne" da trasformare il girato in un reperto fuori dal tempo sui miracoli e le contraddizioni del mondo.
QUALITA' VIDEO (9 e 1/2 su 10): Girato in pellicola 65mm, Baraka ha subito, per l'uscita in Bluray, un accurato restauro. Poi è stato scansionato alla paurosa definizione 8k (8192 x 4320 pixel) e quindi downscalato alla risoluzione Full HD. Il risultato di tale procedura è un'immagine mediamente stratosferica, anche se non "fuori parametro" (come si legge in alcuni siti) a causa d'una manipolazione digitale che ha un po' alterato la consistenza, o il "tessuto", della pellicola originaria. Ma andiamo con ordine: presentate nel loro aspect ratio originale di 2:20:1 e compresse con algoritmo VC1, le immagini di Baraka in Bluray si distinguono, fin da subito, per la nitidezza spettacolare ed una sottigliezza (di dettagli e contorni) che rasenta il "vertiginoso". I paesaggi montani con cui s'apre il film presentano quell'effetto "finestra sul mondo" tipico dei migliori trasferimenti HD, mentre le successive inquadrature delle scimmie risolvono le trame (di acqua, fumo o peluria) con grande analiticità. La tridimensionalità dei paesaggi (quando non sono appiattiti dalla foschia) è il più delle volte impressionante e la pulizia quasi sempre assoluta, salvo nelle scene notturne (con le stelle) dove fa capolino una grana del tutto fisiologica. Le sequenze successive non fanno che confermare queste doti, ed anzi "rilanciano" con una complessità delle texture "inanimate" (in contrapposizione a quelle "biologiche") che ha pochi eguali sia per chiarezza che per varietà. Come esempi, si possono citare le "trame" dei templi nepalesi (in particolare i mattoni delle pareti), o dei monumenti egizi, quindi quelle del giardino giapponese e via via delle decorazioni presenti negli interni dei vari edifici. Fra gli ambienti naturali, risaltano in maniera incredibile le scogliere (da togliere il fiato quella giapponese con le scimmie sull'albero) e tutte le foreste (con in testa quella vietnamita, dove risalta un ottimo verde). Ma non sono da meno le varie pendici vulcaniche (d'una location non identificata) ed il deserto del Kuwait, sul quale si stagliano, dettagliatissime, le fiammate dei pozzi petroliferi incendiati dopo la prima guerra del golfo. Come prevedibile, il bilanciamento cromatico è eccezionale e, seppur abbastanza neutro, trasmette un grande calore grazie a dominanti molto accese (i rossi o i già citati verdi) e tonalità intermedie precise e piene, ma mai troppo cariche. Nella parte centrale del film dominano paesaggi urbani di vario genere, ma tutti accomunati da un dettaglio, di finestre, pareti, balconi, insegne e via dicendo, così tagliente da provocare qualche lievissimo tremolìo persino su proiettore Full HD. Su tutti, risaltano quelli delle baraccopoli brasiliane (il cui "intrìco" di strutture genera un effetto quasi surreale), quindi quelli di Tokyo (spettacolare la piazza) e di New York, sempre nitidissimi anche durante le scene in "time lapse". La luminosità è altissima ma non tanto da "schiarire" l'immagine, mentre il contrasto rende abbaglianti le scene diurne e profondissime quelle notturne, complice anche un nero buono (ma non eccezionale) e che non affoga i dettagli. La porosità del quadro, soprattutto per quanto riguarda visi e superfici legnose o pietrose, è invece altalenante e risente un po' della manipolazione digitale di cui s'è accennato all'inizio. In particolare, il riferimento va all'uso di Digital noise reduction (DNR) filtro che ripulisce l'immagine, "carteggiando", però, la grana originaria della pellicola e, con essa, il microdettaglio più fine. Per fortuna, l'utilizzo di tale filtro in Baraka non è stato molto deleterio, anche se in vari passaggi risulta ovvio. Ad esempio, su certi primi piani degli aborigeni (mentre altri sono porosissimi), o, ancora, sui piani medi degli svariati militari, o quelli dei bambini nelle baraccopoli e sulle biciclette in India. Anche certi paesaggi sono resi più lattiginosi dal filtro e, sebbene pulitissimi, risultano anche più artificiosi, mentre certi totali delle foreste sudamericane lasciano intravedere un lieve effetto "acquarello" del fogliame. Altre inquadrature "vittime" del DNR sono i primi piani delle pitture rupestri (in cui il pietrame appare "smerigliato") e numerosi altri totali che, paradossalmente, sembrano girati non in pellicola ma in video digitale. Ciò è un peccato, soprattutto se si considera la qualità complessiva del quadro e di passaggi, sempre con persone, dove tridimensionalità e sottigliezza dei contorni sono comunque da brivido: ad esempio, vengono in mente le scene con il "canto delle scimmie" balinese, o tutte le panoramiche pre-finali sul Gange, durante i bagni e i riti funebri. Se non altro, va detto che il DNR è spesso così lieve da evitare la comparsa di brutti effetti scia, anche se la lentezza dei panning aiuta molto in questo senso. A livello di compressione non si segnalano particolari "cedimenti", salvo qualche discretizzazione attorno al sole nelle sequenze delle eclissi. Appare invece evidente, oltre al suddetto DNR, un certo quantitativo d'edge enhancement, filtro che accentua la nitidezza generando, però, spesse "aureole" biancastre sui contorni di zone con forte contrasto. Fra le inquadrature più colpite, comunque non numerosissime, ci sono quelle con paesaggi montani e, in generale, tutte quelle con figure che si stagliano su fondali molto luminosi. Scansate queste imperfezioni digitali, un plauso va senza dubbio alla qualità del girato, sempre perfettamente a fuoco salvo in qualche condizione "impossibile" di ripresa (ad esempio nelle inquadrature ravvicinatissime del campo di concentramento o dei bambini nella foresta). In definitiva, non si può negare come questo di Baraka sia un video che lascia spesso a bocca aperta, e da mostrare agli amici per stupirli con i prodigi dell'alta definizione: tuttavia, un "eccesso di restauro" (concretizzatosi nell'utilizzo, talvolta evidente, di DNR ed Edge enhancement) ha tolto un po' di quella naturalezza e di quella "trama" iperfine tipica della pellicola. Alla fine ci si esalta lo stesso ma dispiace pensare che, senza l'uso di DNR e di edge enhancement, il livello qualitativo sarebbe stato identico, se non superiore (data anche la varietà) a quello delle scene Imax de "Il Cavaliere oscuro".
























Altri screencapture dopo il commento sull'audio.
QUALITA' AUDIO (9 su 10): L'audio DTS HD MA (ascoltato però in DTS semplice) fornisce un ottimo compendio alle immagini: in più è potente, separato e quasi sempre nitidissimo. Fin dall'inizio, il fronte anteriore ha il sopravvento ed ammalia l'orecchio con doti di pienezza e separazione accentuatissime. La resa degli alti e dei medi è molto calda e a dimostrarlo provvedono le musiche d'apertura, caratterizzate da flauti dolci e tamburi che vengono rinforzati, con grande secchezza, anche dal subwoofer. Col procedere del film, i rumori degli ambienti si sovrappongono e a volte sostituiscono le musiche, senza distorsioni e con una buona separazione. La dinamica, soprattutto sulle frequenze medie, è spettacolare, mentre gli alti sono parecchio enfatizzati (tanto che è sempre avvertibile un certo rumore di fondo) ma non suonano mai metallici o stridenti. Come valido esempio di questa impostazione, si possono citare gli effetti che accompagnano le prime scene nella foresta (soprattutto frontali) poi il canto delle tribù balinesi. Quest'ultimo, in particolare, è così nitido da produrre il classico effetto "fuori dai diffusori", ed in più è molto distribuito su tutti i canali, centrale e posteriori compresi. Sempre alle voci dei canti, inoltre, s'aggiungono effetti suggestivi d'ambienza, di nuovo ben distribuiti sui vari canali. Gli effetti "marini" ed atmosferici attorno al capitolo 9 dimostrano l'eccezionale tenuta dei bassi anche sui diffusori frontali, e l'assenza di distorsioni nelle fasi "chiassose": come esempio, s'ascoltino il fragore delle onde (nella scena con i varani) e soprattutto il temporale di poco successivo, in cui gli effetti dei grilli, della pioggia e dei tuoni animano, con grande presenza, i diffusori posteriori. Sul piano musicale, la traccia torna a stupire in molte occasioni, con in testa i passaggi nelle baraccopoli brasiliane e a seguire quelli in Kuwait, dove tamburi ed effetti delle fiammate si fondono benissimo a cornamuse molto definite. Ma anche nel resto del film, brani di varia natura provvedono a sollecitare, con grande sicurezza, ogni frequenza udibile. Ad esempio, ci sono quelli più ritmati e tambureggianti della fase "industriale" e quindi i canti solenni della parte "decadente". Come anticipato, il subwoofer sottolinea ogni fragore con profondità ed esuberanza: fra i tanti, vale la pena di ricordare lo scoppio nella miniera e, soprattutto, la caduta dell'albero tagliato. Quest'ultimo effetto, fra l'altro, è arricchito da fruscii e scricchiolii posteriori che ricordano come la dinamica sia "paritaria" su ogni diffusore. Il volume di registrazione è abbastanza elevato, anche se non quanto quello della traccia Dolby Digital 640 Kbit presente sul medesimo disco, a dir poco assordante anche nei passaggi più tranquilli. In compenso, la traccia DTS HD MA dovrebbe essere molto superiore in termini di nitidezza, anche se non è stato possibile appurarlo, dato che l'ascolto è avvenuto in semplice DTS.


























Altri screencapture dopo il commento agli extra.
QUALITA' CONTENUTI EXTRA (6 e 1/2 su 10): Gli extra, racchiusi in un menù animato molto semplice, includono solo due documentari, entrambi in alta definizione: Restoration (7 min. 04 sec.) e Baraka: a closer look (76 min. 23 sec.). Il primo filmato mostra i processi di restauro e di scansione eseguiti sulla pellicola ed è abbastanza interessante, anche se troppo breve. Il secondo, invece, è un reportage approfondito sulla realizzazione del film, zeppo di filmati ed aneddoti. In dettaglio, sono presenti interviste a tutta la troupe (dal regista Ron Frecke ai montatori David Aubrey e Mark Magidson), numerosi inserti sulle precedenti esperienze del regista (Chronos e Koyaanisqatsy) e quindi una serie di filmati d'epoca sulla costruzione delle cineprese utilizzate dagli operatori. Non mancano tutta una serie di curiosità (commerciali o tecniche) sul time lapse e sulle riprese Imax, più un esaustivo racconto sugli innumerevoli viaggi nelle location scelte per le riprese. Proprio quest'ultimo contributo, strapieno di filmati d'epoca ed outtakes di riprese non inserite nel montato finale, è il più interessante, visto che documenta, senza mai annoiare, le difficoltà di un'impresa che si è rivelata titanica (e a volte anche pericolosa). Fra gli aneddoti più memorabili di questa parte, risaltano quelli sull'organizzazione delle varie trasferte e sulla preparazione dell'attrezzatura, e quindi sull'alloggio, spesso di fortuna, nei vari paesi stranieri (incredibile quello in Giappone). Allo stesso modo, tengono incollati allo schermo sia i racconti degli incidenti occorsi durante le riprese, sia le "tattiche" per allontanare i "curiosi", per non parlare delle considerazioni sulla "genesi" di singole inquadrature, spesso travagliatissime. Ovviamente non mancano ampie panoramiche sulle condizioni, civili e politiche, delle location visitate, assieme ad esaustive informazioni sul montaggio, sulla creazione delle musiche e sulla distribuzione internazionale del film. Come anticipato, entrambi i documentari sono in alta definizione, anche se la qualità di quello più lungo è mediocre. Ciò si deve alla presenza d'un costante "effetto griglia" sull'immagine, che provoca scalettature evidentissime dei dettagli. Per avere un'idea dell'effetto (che però è molto più visibile con le immagini in movimento) sono stati inclusi, in fondo al post, quattro screencapture ingranditi "ad hoc". Per il resto, non sono presenti sottotitoli, anche se il parlato in inglese è di livello comprensibile (per chi mastichi l'idioma, ovviamente).

























Screencapture di fotogrammi del documentatio "Baraka: a closer look", completi di ingrandimenti: full HD high quality jpeg



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Forum AV Magazine (Bluray UK)
Highdefdigest (Bluray americano)
Cinemasquid (Bluray americano)
DVDActive (Bluray americano)
DVD Authority (Bluray americano)
AVS Forum (Bluray americano)
Hardware con cui vedo e ascolto i Blu-Ray (in giallo quello usato per recensire il titolo):
- DISPLAY
Panasonic plasma FULL HD 55' 3D TX-P55ST50E
Panasonic plasma FULL HD 50' TX-P50S20
Panasonic plasma FULL HD 46' TX-P46U20
Panasonic plasma HD READY 50' TH50-PV60
Panasonic plasma HD READY 42' TH42-PX7
Epson proiettore LCD FULL HD EMP TW-980
Epson proiettore LCD FULL HD EMP TW-680
LETTORI
Sony Playstation 3
Sony BDP S-500
Sony BDP S-550
Samsung BDP 1400
Samsung BDP 1500
AMPLIFICATORI + DECODER + DIFFUSORI
Onkyo TX DS-676, Jbl Tlx 500 (centrale), Jbl tlx 700 (frontali, posteriori), Jamo X5 (subwoofer attivo)
Onkyo TX DS-555, Technics Sh-500, Technics Sb-ca21 (frontali), Wharfedale Modus 3 (posteriori), infinity ref. 100 (centrale)
Sony str-db 830, sistema satelliti + subwoofer Jbl Scs 140
CUFFIE
Decoder Sony MDR-1000 + cuffie Sony MDR-XB600
Decoder + cuffie Sony MDR-6500
Decoder + cuffie 5.1 Sharkoon X-Tatic Digital