FILM: Da Richard Stanley, regista inglese d'origine namibiana, un visionario fantathriller sul conflitto uomo macchina, con vari passaggi horror ed una personalissima visione mistico apocalittica. La trama, molto "terminatoriana", può sembrare trita: ci sono il robot sterminatore (un droide militare capace d'autoripararsi, e denominato Mark 13), la sua "preda" (una giovane scultrice che ha ricevuto i resti del robot in dono dal fidanzato), ed un campo di battaglia in cui due si affrontano (l'appartamento blindatissimo della ragazza). Tuttavia, la realizzazione è così distintiva da rendere il film uno dei più singolari di tutto il panorama cyberpunk. L'ambientazione futuristica, ad esempio, è oppressiva come poche, e mescola con sapienza elementi psichedelici, postindustriali e addirittura western (tipo il viandante fra le dune, icona "maligna" del regista). Il gore, inoltre, è molto spinto ed imperniato su una "rimasticazione" della carne ad opera del metallo. Ma soprattutto, l'atmosfera è pregna di un'aura peccaminosa (depravata e autodistruttiva) che scaturisce dai personaggi, e che in qualche modo sembra animare, in senso spiritico, proprio il robot killer. Non a caso, la prima "attivazione" del droide (in casa della vittima) ha i contorni d'un evento esoterico, mentre la sua dipartita somiglia ad un esorcismo (o, in un certo senso, ad un battesimo). Analogamente, la forma inumana del cyborg gli dona un'aria sovrannaturale e rende lo scontro con l'uomo sia "elementale" (il metallo minaccia la carne) che spirtuale (il desiderio autodistruttivo dell'uomo, incarnato nel robot, minaccia l'istinto di conservazione). La regia è memorabile, zeppa com'è di prospettive "Argentiane", movimenti minacciosi di macchina e sottolineature deliranti. La fotografia, da par suo, inquieta con luci ipnotiche, affoga in colori che citano Suspiria (di nuovo Dario Argento, quindi) e gioca su chiaroscuri in cui il nero "inquina" le facce, a volte compiaciute, dei protagonisti. Anche le musiche, però, sono all'altezza e fra sinuosi commenti, brani di classica, e pezzi metal di artisti come Motorhead, sottolineano con efficacia gli eccessi allucinati, soprattutto nelle scene splatter. La seconda parte, più onirica, rimanda ad un incubo post tecnologico e porta il tema della contaminazione uomo/metallo su un piano mentale che, almeno nella premessa, ha qualche connessione con la poetica morbosa di Tsukamoto (regista di Tetsuo). Il finale nel deserto, invece, si ricollega all'incipt, e con esso forma un ciclo "entropico" il cui prodotto è sabbia mista alla "ferraglia" del titolo. All'epoca della sua uscita (era il 1990) fu un bizzarro ma seducente "instant cult". Oggi resta un diamante di cinema autoriale incastonato (ma non intrappolato) in quello di genere.
QUALITA' VIDEO (7 e 1/2 su 10): La qualità video è buona ma condizionata sia dallo stato della pellicola, un po' precario, sia dall'impostazione fotografica "estrema". Quest'ultima, in particolare, è caratterizzata da uno strato molto spesso di grana, oltre che da forti dominanti cromatiche e luci molto basse. La definizione, comunque, è elevata e la natura HD del prodotto risulta evidente fin dalla prima inquadratura della protagonista. A risaltare, sotto il rumore a volte "sfrigolante" (ma mai artificioso), sono proprio gli incarnati dei volti, e quindi certi fondali postapocalittici. In seguito (e quando l'azione si sposta in casa della ragazza) ad appagare sono soprattutto i dettagli dei rottami metallici, o dei fili elettrici, e quindi i particolari delle molte console di comando. I piani medi in esterni sono un po' offuscati dalla luce diffusa (e dalla nebbia costante), mentre quelli ravvicinati (peraltro numerosi) sono sempre abbastanza rivelatori, anche se mai stupefacenti. Fra i tanti, colpiscono quelli sulla coppia protagonista, quelli del maniaco mentre utilizza il telescopio, e quelli sul robot Mark13, ricchi di dettagli "cibernetici". I totali in interni non sono forse altrettanto efficaci, ma si fanno comunque ricordare per la nitidezza di certe suppellettili, delle persiane, e del paesaggio al di là di esse. Il livello di contrasto è sorprendente, e conferisce un'ottima tridimensionalità alle moltissime scene scure (in particolare verso metà film, quando il robot si "anima"), mentre il nero, componente chiave della fotografia, è molto profondo. Peccato però che, sempre il nero, affoghi qualche dettaglio di troppo nelle scene movimentate (o splatter, tipo quella col grassone), rendendole meno comprensibili. Come anticipato, i colori sono caratterizzati da forti dominanti, soprattutto rosse e blu. Le prime, in particolare, "ribollono", e a volte ricoprono sia interi ambienti che i volti dei personaggi. In tali casi, la forte grana assume una consistenza più "pastosa", anche se tutto sommato resta naturale e "cinematografica". Quando non ci sono dominanti, i colori sono un più desaturati (ma tendenti comunque al marrone), mentre in scene come quella con il nano si notano piacevoli sprazzi di verde molto compatto, ed incarnati naturali. Sequenze come quella della doccia, invece, mettono in evidenza un bianco piuttosto freddo e così forte da da bruciarsi lievemente, in coerenza all'alto livello di contrasto. La ripresa alterna scene perfettamente nitide ed altre fuori fuoco (numerose ma non seccanti, per fortuna). Inoltre, presenta spezzoni in cui la qualità video degrada parecchio, come ad esempio quelle con effetti speciali ottici o dissolvenze incrociate, e, soprattutto, la sequenza dei titoli. Quest'ultima, infatti, ha un nero più alto e colori alterati, oltre ad essere morbidissima. Lo stato di conservazione della pellicola non è dei migliori, e a testimoniarlo ci sono vere e proprie "scariche" di spuntinature bianche e graffi neri che colpiscono la già citata sequenza dei titoli, oltre ai cambi di rullo e svariate altre scene lungo il film. Niente d'insostenibile, tutto sommato, anche se il problema è presente (con alti e bassi) per tutto il film, ed è comunque abbastanza inusuale. A livello di compressione (AVC con bitrate medio di 29,85 Mbit), il trasferimento non mostra limiti particolari, ed anzi restituisce un quadro naturale e "film like". In più, e soprattutto, non è filtrato con il deleterio Digital Noise Reduction (DNR), cosicchè la struttura della grana è preservata, e con essa il microdettaglio che le immagini riescono spesso ad offrire. In qualche passaggio si nota giusto un accenno d'edge enhancement, ed all'inizio c'è qualche rumorosità "sospetta" sulle tinte più forti: ma nulla che comprometta la resa di un encoding ben realizzato e privo di quadrettature o macroblocchi. Considerata l'origine "ultra low budget" del film, e i quasi vent'anni sulle spalle, era difficile pretendere di più dal comparto video. Forse un restauro della pellicola avrebbe giovato, ma alla fin fine meglio un po' di sporcizia che il rischio di veder sparire la trama "analogica" delle immagini. Oltretutto, la consistenza molto "ruvida" della fotografia, riprodotta alla perfezione da questo Bluray, si sposa egregiamente ai contenuti.
Screencapture Bluray: full HD PNG (occhio agli spoiler!!)






























Altri screencapture dopo il commento sull'audio.
QUALITA' AUDIO (6 e 1/2 su 10): Anche se non pessimo, l'audio inglese PCM stereo (48 Khz, 1,5 Mbit, 16 bit) è davvero poca cosa. Il volume di registrazione, infatti, è un po' scarso, la definizione appena discreta, mentre la dinamica lascia a desiderare, soprattutto sulle frequenze medio basse. Gli effetti (numerosi nella seconda parte) non sono mai dirompenti, ed anzi suonano abbastanza scarichi, mentre le musiche hard rock non hanno la presenza che ci s'aspetterebbe. Con le musiche di commento (ad esempio quella dei titoli) va meglio sia come dinamica che come ampiezza: ma ancora una volta la resa non esalta. Le voci, almeno, sono sempre chiare ed anche piuttosto calde. Inoltre, sono abbastanza in primo piano, anche se ciò fa sospettare un ridoppiaggio del film avvenuto in studio. L'ampiezza del fronte anteriore, se si ascolta in semplice stereo, è più che sufficiente, anche se mancano i panning tipici di una colonna sonora più elaborata, mentre l'estensione sugli alti è sempre un po' trattenuta, salvo forse nelle scene più movimentate: su tutte, quelle di morte, o quella in cui il cyborg si ricompone. In questi passaggi, la traccia propone il meglio ed il peggio di sè e cioè da un lato gli effetti indistorti e le asprezze mai eccessive, e dall'altro l'indole un po' ovattata. Come prevedibile, lo scontro finale ha una marcia in più, visto che è zeppo di scoppi, spari e rumori di ferraglia: tuttavia la scena sonora è più chiassosa che definita, anche se efficace. Se si ascolta con la codifica prologic attivata, la traccia tende a collassare sul canale centrale, anche se acquista qualche punto in ambienza, soprattutto posteriore. Quest'ultima, infatti, è ravvivata sia dagli effetti che, soprattutto, dalle musiche, ed in alcuni casi riesce a farsi notare con una certa irruenza. A tal proposito, s'ascoltino il primo scontro fra il cyborg e la ragazza, e la parte successiva nella cucina, che più di altre vanta un'ambienza frontale abbastanza particolareggiata. Sul versante del puro "fragore" la sequenza fuori dalla finestra ravviva l'impatto con grida e vetri in frantumi, mentre le scene con l'incedere del robot generano qualche lieve boato. Tuttavia, anche questi passaggi più "spinti" non riescono ad animare un subwoofer quasi sempre in letargo e non alterano il carattere sostanzialmente "scarico" della traccia. Di meglio non si poteva fare, data l'origine low budget del film: ma ciò non toglie che un audio più aggressivo avrebbe alzato il livello di coinvolgimento. Soprattutto quello musicale, dati gli ottimi brani presenti.



































Altri screencapture dopo il commento sugli extra
QUALITA' CONTENUTI EXTRA (7 e 1/2 su 10): Il bellissimo menù animato (disponibile, durante il film, anche in versione "a scomparsa"), permette d'accedere ad extra buoni ma non molto focalizzati sulla lavorazione della pellicola. In dettaglio, questi includono:
Traccia di commento del regista Richard Stanley e del produttore
Sezione scene eliminate e dietro le quinte comprendente gli inserti: - Sex and Death (SD, 3 min. 47 sec.) - Jill and Mo (SD, 11 min. 43 sec.) - M.A.R.K. 13 (SD, 2 min. 45 sec.) - The Death of Lincoln - Behind the Scenes (SD, 1 min. 46 sec.) - The Kid get Theirs (SD, 1 min. 46 sec.) Cortometraggio del 2006 "Sea of Perdition" (HD, 8 min. 31 sec.) Sezione "The Early Days - Early Richard Stanley Super 8 Movies", comprendente: - Cortometraggio "Rites of Passage" (SD, 9 min. 58 sec.) - Lungometraggio "Incident in an Expanding Universe" (SD, 44 min. 27 sec.) Documentario del 1986 "The Voices of the Moon" (SD, 33 min. 24 sec.) Inserto "Original Hardware Promo" (SD, 3 min. 32 sec.) |
La traccia di commento è senza dubbio il contenuto più ricco d'informazioni sul film. Realizzata nel marzo del 2007, include una valanga di notizie sulla lavorazione, sugli attori, sugli effetti speciali, e sulle innumerevoli difficoltà incontrate dal regista. Il tono è colloquiale, ma non concede pause, mentre la conversazione (che avviene sempre "a due") è densissima d'aneddoti anche molto spassosi. Fra i più memorabili, vale la pena citare quelli sulle molte scene tagliate (es. quella del "sogno"), sugli equivoci con le forze dell'ordine (per il realismo di alcuni effetti splatter) e sulla realizzazione dei set. Ma non sono da meno i racconti sul rinvio della proiezione stampa (per l'irreperibilità della pellicola, che era stata "prestata" alla Sony), sul reperimento di fondi e la progettazione, poi naufragata, del sequel. Le scene eliminate sono poco interessanti e più che altro ampliano quelle già esistenti con una caterva di dialoghi inutili, mentre Il segmento sul dietro le quinte è brevissimo e inconsistente. Il cortometraggio del 2006, a sfondo fantascientifico, è molto evocativo e bizzarro, ma sembra progettato come episodio di una serie, mentre quello intitolato "Sea of Perdition" (girato in super 8) è a tutti gli effetti il prequel di Hardware. In esso, infatti, viene raccontata la storia della coppia protagonista del film, ed in particolare il loro innamoramento e le successive traversie. Sullo sfondo, un futuro distopico sempre più degradato nell'ambiente e nella politica, e dove il governo militare fa la guerra a dissidenti/mutanti. Ovviamente, la realizzazione non ha nulla a che vedere con quella di Hardware, dato che è ultramatoriale: eppure, la ricchezza della messinscena, assieme alla commovente artigianalità, sono irresistibili. Il corto "Rites of Passage" è uno dei primi lavori di Stanley ed è interpretato dallo stesso regista, nei panni d'un uomo che vive un ciclo esistenziale infinito (oltre che ripetitivo e violento) e dal quale non sembrano esserci vie d'uscita. Anche in questo caso, la realizzazione è molto amatoriale, ma i contenuti restano evocativi. Il documentario Voices of The Moon (realizzato sempre da Richard Stanley) riguarda invece l'Afghanistan, ed in particolare i Talebani, popolo la cui distanza quasi "planetaria" dal mondo occidentale ha sempre affascinato il regista. Prodotto in tempi "non sospetti" (era il 1986, cioè ben prima degli attuali sconvolgimenti mondiali) ha un tono solenne e poetico, e vanta immagini davvero suggestive. Peccato solo che frammentarietà e lentezza lo rendano un po' noioso. Il documentario, fra l'altro, è lo stesso proposto (assieme ad altri due) nella strepitosa versione americana a cinque DVD di Dust Devil, successivo film di Stanley. Sull' "Original Hardware Promo" c'è poco da dire, visto che, in pratica, è una featurette con solo qualche intervista "promozionale" e scorci di trailer. La qualità video degli inserti è pessima, con l'eccezzione del corto "Sea of Perdition", che invece ha un'immagine nitida e definita. Come il film, inoltre, anche gli extra non sono sottotitolati, in base ad una scelta editoriale che, vista la pronuncia "ostica" del parlato (in particolare di Richard Stanley, nella traccia di commento), penalizzerà i non anglofoni.
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Bluray.com (Bluray inglese)
Bluray.com (Bluray americano)
AVS Forum (Bluray americano e inglese)
Hundland (Screencapture Bluray inglese)
DVD Active (Bluray americano)
Hardware con cui vedo e ascolto i Blu-Ray (in giallo quello usato per recensire il titolo):
- DISPLAY
Panasonic plasma FULL HD 55' 3D TX-P55ST50E
Panasonic plasma FULL HD 50' TX-P50S20
Panasonic plasma FULL HD 46' TX-P46U20
Panasonic plasma HD READY 50' TH50-PV60
Panasonic plasma HD READY 42' TH42-PX7
Epson proiettore LCD FULL HD EMP TW-980
Epson proiettore LCD FULL HD EMP TW-680
LETTORI
Sony Playstation 3
Sony BDP S-500
Sony BDP S-550
Samsung BDP 1400
Samsung BDP 1500
AMPLIFICATORI + DECODER + DIFFUSORI
Onkyo TX DS-676, Jbl Tlx 500 (centrale), Jbl tlx 700 (frontali, posteriori), Jamo X5 (subwoofer attivo)
Onkyo TX DS-555, Technics Sh-500, Technics Sb-ca21 (frontali), Wharfedale Modus 3 (posteriori), infinity ref. 100 (centrale)
Sony str-db 830, sistema satelliti + subwoofer Jbl Scs 140
CUFFIE
Decoder Sony MDR-1000 + cuffie Sony MDR-XB600
Decoder + cuffie Sony MDR-6500
Decoder + cuffie 5.1 Sharkoon X-tatic Digital
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